width=
Un nuovo precariato nelle Università: Il tecnologo a tempo determinato
Scritto da 10-07-2013 | UNIVERSITA'   

La legge 240/10, invece di essere cassata totalmente e riscritta da chi abbia veramente a cuore il futuro dell'Università italiana, viene farcita di ulteriori pastrocchi indigesti creati ad uso e consumo di chi continua a governare indisturbato i nostri atenei.

E' il caso del nuovo articolo 24 bis che introduce il "tecnologo a tempo determinato": una figura anomala che va ad aggiungersi al precariato esistente e che fa, sostanzialmente, il paio con quella del ricercatore a tempo determinato, già istituita dalla legge stessa.

I tecnologi, oltre ad essere laureati, dovrebbero possedere una "particolare qualificazione professionale" per svolgere "attività di supporto tecnico e amministrativo alle attività di ricerca".

Il loro "trattamento economico complessivo" (correlato ai titoli ed al livello di professionalità) potrà variare da quello del D3 a quello dell'EP3.

Da qualche anno a questa parte, le Università si dedicano, con crescente passione, ad interpretare le diverse normative sempre a scapito del Personale. Anche in questo caso, siamo di fronte ad una fantasiosa creatività che riguarda direttamente il tema dell'inquadramento professionale delle suddette figure e che non solo suscita perplessità, ma induce il Sindacato alla netta contrarietà.

Sicuramente ed innanzi tutto, rivendichiamo anche per questa nuova figura la loro piena contrattualizzazione e, dunque, la loro collocazione nell'ambito del comparto pur evidenziando il problema del significato e delle conseguenze di detta "operazione" sull'organizzazione del lavoro negli atenei.

Il Sindacato mai si opporrà ad ingressi di nuove energie e risorse umane nel sistema, ma a chi giova farlo con simili marchingegni?

Sono molte le considerazioni che ci sentiamo di fare in proposito: la prima è che queste figure, precarie e ricattabili, rischiano di essere asservite ai "committenti" in modo assoluto, in maniera poco trasparente con l'impossibilità di tutela e rappresentanza. Risulta del tutto inutile evocare qui i rischi di clientelismo che appaiono, comunque, totalmente evidenti.

C'è poi l'aspetto non trascurabile dell'intreccio delle funzioni del "tecnologo" con quelle del Personale di ruolo ed in particolare con le competenze e funzioni proprie del personale Tecnico ed Amministrativo a tempo indeterminato e determinato che quotidianamente svolge la propria attività negli Atenei.

Non ci sono chiari gli scopi e l'utilità di aggiungere ulteriore incertezza in un sistema in cui già sono presenti i Ricercatori ad esaurimento, i Ricercatori a tempo determinato ed il Personale Tecnico Amministrativo che recentemente ha ottenuto la possibilità di avere incarichi di docenza e che comunque è impegnato nella ricerca.

Si vorrebbe far intendere, forse, che nel Personale "strutturato" non vi siano competenze e risorse umane in possesso di laurea ed alta qualificazione?

Il nostro convincimento è ben diverso. Noi riteniamo, infatti, che competenze e potenzialità esistano già, ma che l'ambiente universitario odierno sia incapace di formare in maniera utile e mirata il proprio Personale adeguandolo alla evoluzione dell'organizzazione del lavoro e delle moderne attività gestionali.

Concludendo, ci pare che tra l'indebolimento degli spazi di partecipazione, gli squilibri evidenti nella "governance", le esternalizzazioni, il precariato con i ricercatori, ed ora anche i tecnologi a tempo determinato, continui e si aggravi la scelta di destrutturare il nostro sistema pubblico di alta qualificazione.

Una scelta che troverà, comunque, il nostro Sindacato sempre in netta opposizione ed in difesa delle primarie prerogative istituzionali e degli interessi della collettività.

La Segreteria Nazionale UIL RUA

stampa